investire in bitcoin
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Sei sicuro che investire in Bitcoin non sia una fregatura? Ecco come la famosa criptovaluta potrebbe essere demolita definitivamente.

Come ben noto, nel 2009 un tale con lo pseudonimo di Satoshi Nagamoto, lanciò per la prima volta nel mondo un rivoluzionario metodo di interscambio monetario chiamato Bitcoin.

Attualmente sono attivi circa 24 milioni di Bitcoin Wallet, cioè dei portafogli essenziali per l’interscambio di questa criptovaluta il cui valore è passato da un dollaro nel 2011 a circa 20000 dollari nel 2017 e suscitando tanto interesse quanta preoccupazione, dividendo gli esperti del settore tra i favorevoli che ne decretano l’ormai inevitabile rivoluzione dell’attuale sistema bancario, e i contrari che credono si tratti di una gigantesca bolla finanziaria e destinata al fallimento.

Certo è che sul fenomeno c’è molta cautela da parte dei governi, che al momento ne stanno studiando potenziali effetti e benefici sull’attuale economia.

Quindi, la domanda è: Conviene investire in Bitcoin?

Per farci una idea, divertiamoci ad immaginare degli ipotetici scenari che potrebbero far fallire la famosa criptovaluta.

 

Scenario 1: Moneta nazionale basata sulla blockchain

Immaginiamo che il governo italiano decida di abbandonare l’euro e ritornare ad una versione della lira 2.0, ovvero una criptovaluta costruita su una versione ottimizzata di blockchain, ed emessa dalla banca d’Italia. In questo scenario non esiste più una moneta fisica ma tutto è digitalizzato in modo che ogni transazione venga tracciata nella blockchain, ma a differenza del bitcoin, l’elaborazione dei blocchi di transizioni non è affidata a ciascun nodo della rete, ma ai soli istituti o banche affiliate e certificate dalla banca centrale.

Per utilizzare la lira 2.0, qualsiasi cittadino deve prima mostrare una prova d’identità per creare un portafoglio con la banca affiliata; quindi ogni portafoglio ha un indirizzo univoco legato all’identità del possessore per poter ricevere ed inviare denaro.

Dunque ogni banca è responsabile di un blocco di indirizzi e quando arrivano nuove transazioni,  le convalidano in un nuovo blocco e le inviano alla banca centrale che agisce come arbitro finale, controllando le voci inserite all’interno e unificando i blocchi in una versione principale e pubblica della blockchain.

Uno schema come questo potrebbe facilitare il prelievo forzato delle tasse, migliorare la tracciabilità del flusso monetario e rendere difficile la perdita o il furto di denaro; inoltre il controllo resterebbe in mano al sistema bancario nazionale, a differenza del Bitcoin.

Vi sembra fantascienza? Nient’affatto! Putin ha dichiarato di recente: Internet appartiene agli americani, ma la blockchain sarà nostra ed ha aggiunto Si tratta di una tecnologia molto ricercata, perché è in grado di porre le fondamenta del futuro che verrà” (Wired).

 

Scenario 2: Attacco di Facebook al Bitcoin

Adesso immaginiamo uno scenario differente, non tanto lontano dalla realtà in quanto ciò potrebbe accadere anche domani.

Questa volta il Bitcoin è minacciato dal colosso dei social network, Facebook, che dall’alto dei suoi due miliardi di utenti in tutto il mondo, decide di adottarlo come moneta ufficiale del proprio network.

Quindi Mark Zuckerberg implementa un portafoglio privato su ciascun profilo utente, che permette l’interscambio di bitcoin all’interno del Social Network, il cui indirizzo non è una anonima e difficile stringa alfanumerica, ma un testo mnemonico facilissimo da ricordare. A tal punto, coloro che già utilizzano il bitcoin, si rendono conto che Facebook offre una gestione più smart del portafoglio virtuale, per cui decidono di trasferire li i loro fondi.

Dopo un paio di anni in cui gli utenti si sono abituati ad utilizzare il FBWallet, Facebook decide di intervenire per acquisire il controllo della criptovaluta. Come?
Consideriamo che, per natura stessa della tecnologia Blockchain, qualsiasi sottogruppo di attori della rete Bitcoin può decidere in qualsiasi istante quale versione del software della cryptovaluta usare, implementando regole diverse a quelle ufficiali, e dunque separarsi dal resto dei nodi e creare una cripotvaluta parallela (questa faccenda è già successa nel 2017 con BitcoinCash, generando di fatto una versione alternativa e parallela del Bitcoin che permette di elaborare più transazioni in ciascun blocco).
Dunque se Facebook riuscisse, con la sua potenza mediatica, a persuadere una parte abbastanza ampia di utenti minatori di Bitcoin a gestire la propria versione proprietaria di Bitcoin, l’azienda di Mark ne controllerebbe poi le regole, ed il gioco è fatto.

 

Scenario 3: Una valuta per ogni ecosistema

Esiste un altro modo per rendere il Bitcoin irrilevante. In questo scenario beni e servizi sono acquistabili con la valuta proprietaria dell’azienda che li offre.

Quindi, siamo in fila al supermercato Conad, e arrivati alla cassa paghiamo la merce tramite il ConadCash, direttamente con il cellulare, ottenendo così vantaggi quali sconti, punti fedeltà ed offerte esclusive.

Dunque, ci sono milioni di modi per pagare qualcosa, infatti dentro il portafoglio digitale conserviamo AppleCash, FaceCoin, GoogleCoin e EnelCash e chi più ne ha più ne metta, infatti ciascun azienda ha la propria criptovaluta; in pratica è una versione basata sulla blockchain dei sistemi di fidelizzazione a punti e gift card che i negozi hanno utilizzato per decenni.

Questo scenario, è il più reale ed attuale, infatti sta già accadendo che ci sono startup che si finanziano creando servizi o beni acquistabili esclusivamente con la propria valuta (avrai sicuramente sentito parlare delle ICO).

 

Ci siamo divertiti ad immaginare questi scenari verosimili e realizzabili in un futuro non troppo lontano, e a conti fatti il Bitcoin non sembra poi così inattaccabile.

Allora dovremmo chiederci, in casi del genere, ci sarebbe un reale vantaggio nel continuare ad utilizzare ed investire in Bitcoin?

 

Fonte: https://medium.com/mit-technology-review/lets-destroy-bitcoin-3211861ce7a3?WYa=true
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